Caso Leonard, i Clippers contestano l'NBA e proclamo battaglia
La compagine di Los Angeles non ha gradito la pesante sanzione inflitta dall'NBA sul caso che ha visto coinvolto anche il giocatore
La compagine di Los Angeles non ha gradito la pesante sanzione inflitta dall'NBA sul caso che ha visto coinvolto anche il giocatore
Dopo mesi di analisi l'NBA ha ufficialmente sanzionato i Los Angeles Clippers e Kawhi Leonard per aver cercato di aggirare le regole sul Salary Cap. La franchigia ha avuto la peggio e ha deciso di combattere la decisione della Lega dicendo che:
Respingiamo con veemenza le conclusioni della NBA, che sono il risultato di un’indagine fortemente di parte volta a giustificare una narrazione prestabilita piuttosto che fatti e prove. Ciò che la lega ci ha comunicato in privato differisce da quanto annunciato oggi pubblicamente, e non si è attenuta agli standard fissati dal commissario Silver all’inizio di questa indagine per garantirne l’equità e l’accuratezza. Nell’ultimo anno abbiamo collaborato pienamente e in buona fede e ora lotteremo con altrettanta determinazione per dimostrare la nostra innocenza. Intendiamo contestare con forza queste conclusioni e sanzioni attraverso ogni via a nostra disposizione e auspichiamo un processo di arbitrato etico e imparziale.
Le decisioni dell'NBA sono definitive: non esiste alcun ricorso formale o procedura di arbitrato a disposizione dei Clippers presso la lega. L’unica possibilità per Los Angeles di contestare la sanzione è quella di adire le vie legali.
Le parole di Leonard
Kawhi Leonard, tramite il suo nuovo agente, Harrison Gaines, ha rilasciato una dichiarazione dopo l'esito della sentenza: “L’integrità e il rispetto per questo sport sono fondamentali per la mia identità. Mi assumo la piena responsabilità per gli errori di valutazione commessi da persone della mia cerchia ristretta e mi rammarico per il disagio che questa situazione ha causato ai tifosi e alla mia famiglia. Ho stipulato il mio contratto con i Clippers, così come gli accordi in questione, in buona fede, pienamente impegnato ad adempiere ai miei obblighi e all’insaputa di qualsiasi intento da parte di chiunque di aggirare il tetto salariale. Per 15 anni, la mia priorità è stata dare il massimo alla mia famiglia, allo sport e a coloro con cui condivido il campo. Ora che torno a Toronto, mi concentro su ciò che posso controllare, chiudendo questo capitolo e andando avanti con una tabula rasa”.