Dallas Mavericks, nel limbo della mediocrità

Con un Luka Doncic da MVP i Dallas Mavericks si trovano lontani dalle prime posizioni a Ovest, scopriamo i loro problemi.

Scritto da Valentino Aggio  | 
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Con un Luka Dončić da MVP i Dallas Mavericks si trovano lontani dalle prime posizioni a Ovest, scopriamo i loro problemi.

I Dallas Mavericks si trovano momentaneamente al 10° posto della Western Conference con un record perdente di 15 vittorie e 16 sconfitte. La franchigia del Texas vanta nel proprio organico un talento generazionale come Luka Doncic, giocatore scelto alla 3^ chiamata del draft 2018. Lo sloveno, dopo aver vinto sia in Europa che con la propria nazionale, cerca di imporsi anche in NBA ma la società non gli sta dando i pezzi necessari. L'exploit del 2022 sembra essere stato più figlio delle circostanze che delle effettive potenzialità della squadra, che ora vaga nel pieno anonimato della NBA. Per quanto tempo ancora Dončić potrà fare miracoli prima di stancarsi?

Il roster: nessun aiuto e poco spazio di manovra

Se si dà uno sguardo all'organico dei Dallas Mavericks viene quasi da chiedersi come abbiano fatto a vincere 15 partite in questa stagione. Il secondo realizzatore dopo il #77 è Christian Wood, ala forte che ha ben figurato agli Houston Rockets nell'ultimo biennio ma in un contesto più che perdente. L'ex Rockets sta viaggiando a 17.4 punti di media in questa stagione conditi da 8.2 rimbalzi a partita. Subito dietro c'è Spencer Dinwiddie a 16.6 punti di media con una buona percentuale al tiro: l'ex Brooklyn Nets sta tirando con il 41.8% dall'arco su oltre 6 tentativi a partita. Tim Hardaway Jr. è l'ultimo dei giocatori a segnare più di 10 punti a partita e per il resto si può dire che Dallas non abbia più nessuno su chi puntare. Nelle ultime nottate si sta mettendo in mostra Kemba Walker che, in quattro partite con la maglia dei Mavs ha totalizzato 15 punti di media nonostante il 26% di media da tre punti. Dorian Finney-Smith e Reggie Bullock giocano tutti più di 25 minuti a partita e partono in quintetto spesso ma, nonostante ciò, non riescono a dare un contributo alla causa totalizzando delle statistiche non degne di un titolare.

Come abbiamo visto Dallas non è riuscita a dare un aiuto a Dončić per questa stagione, bensì ha perso l'unico in grado di dargli una mano nella cavalcata alle finali di Conference dello scorso anno: Jalen Brunson. Il prodotto di Villanova, ora in forza ai New York Knicks, nella scorsa stagione è stato uno dei pochi a dare un supporto effettivo al proprio leader. La guardia è stata fondamentale in particolar modo nel primo turno di playoff contro gli Utah Jazz (serie vinta da Dallas per 4-2) dove ha totalizzato ben 27.8 punti, 4.8 rimbalzi e 4.2 assist. Le cifre sono scese con il passare della postseason ma Brunson ha continuato ad aggirarsi attorno ai 20 punti di media. Insomma, dopo il fallimento della coppia tutta europea targato Doncic e Kristaps Porzingis, lo sloveno aveva trovato in Brunson un'ottima spalla. L'ex giocatore di Dallas, allora in un contratto che gli ha fruttato 6 milioni di dollari in quattro stagioni, ha dato una forte spinta al proprio valore di mercato nel corso degli scorsi playoff. Infatti i New York Knicks non sono stati di certo a guardare ed hanno firmato Brunson con un contratto quadriennale da 104 milioni di dollari ed opzione sull'ultimo anno. I Mavericks non hanno saputo trattenere l'unico giocatore che sembrava essere in grado di aiutare il proprio capitano. 

Al momento il roster di Dallas non è di certo allettante sia per nomi che per contratti. La squadra, oltre a Doncic, non vanta alcun nome di potenziale interesse nel mercato specie in vista della Trade Deadline che avverrà tra un paio di mesi. Oltre a non essere appetibili, i giocatori dei Mavs hanno dei contratti pessimi che non permettono alla franchigia di corteggiare dei free-agent di livello nel corso dell'estate. Già il mercato di Dallas non è tra i più quotati della Lega, in più l'unica attrazione presente (Doncic) è circondata da compagni non all'altezza delle sue ambizioni e del suo talento. Dinwiddie guadagna oltre 20 milioni a stagione, mentre Hardaway Jr. ben 19. Ma reggetevi forte, il bello arriva ora: Davis Bertans, giocatore che ha prodotto solo due stagioni di livello a Washington, guadagna 16 milioni di dollari a stagione. Attualmente le cifre di Bertans recitano 4.5 punti di media in poco più di 8 minuti a partita: letteralmente denaro sprecato. Stesso discorso si può fare per Dwight Powell, autore in questa stagione di 5.7 punti in quasi 17 minuti di campo a sera. Powell guadagnerà oltre 11 milioni di dollari in questa stagione.  

Un altro fattore: Jason Kidd ed il suo stile di gioco

I giocatori ed il front-office dei Mavericks hanno sicuramente delle colpe se in questo momento Dallas si trova in una situazione di stallo, ma ci sono delle colpe anche in panchina. Jason Kidd si è fatto le ossa come coach ai Milwaukee Bucks tra il 2014 ed il 2018, quando venne sostituito da Mike Budenholzer. Dopo due anni da assistente ai Los Angeles Lakers campioni nella bolla di Orlando, alla ex stella dei New Jersey Nets viene affidata la guida dei Dallas Mavericks nel 2021, ancora in cerca di un'identità dopo l'addio della bandiera Dirk Nowitzki. L'impatto di Kidd sul gioco di Dallas non si è affatto sentire ed ora la sua squadra gioca in maniera quantomeno prevedibile. In sostanza, il motto sembra essere: “Palla a Dončić e poi si vedrà”. Questa definizione, seppur dura, trova conforto nei numeri. Dallas ha il 29° e penultimo numero di possessi giocati a partita ed il 28° numero di assist di squadra (21.9) nell'intera NBA precedendo solo Orlando e Houston. Questo significa che il pallone si muove poco e che la squadra gioca ai ritmi dettati dallo sloveno, non certo un mostro di velocità ma molto abile nell'isolamento. Il tipo di soluzione adottato dal coaching staff di Dallas alla lunga non giova allo stile di gioco della squadra, costretta ad affidarsi al talento cristallino di Dončić. 

Luka Dončić: una tigre in gabbia

Luka Doncic ci dà dimostrazioni del proprio talento ogni volta che scende in campo. Il tabellino in questa stagione recita 32.5 punti di media a partita, 8.3 rimbalzi, 8.6 assist e 1.6 palle rubate di media a partita. Numeri che mettono il #77 in piena corsa per il titolo di MVP della Lega nonostante sia fortemente penalizzato dal record della propria squadra in un'ipotetica lotta con i vari Tatum e Booker. Lo sloveno è costantemente costretto a tirare il carro, trascinando la propria squadra ad ogni possesso. Infatti molto spesso Doncic, che ha ancora molto da lavorare riguardo la sua tenuta fisica, arriva stanco nei finali di partita dopo aver dato il massimo nei primi tre quarti dell'incontro. Questo comporta mancanza di lucidità nei momenti cruciali della partita. Doncic è il secondo giocatore più utilizzato della NBA e questo comporta una riduzione naturale delle prestazioni verso fine stagione oltre ad un maggiore rischio di infortunio. 

L'estensione contrattuale firmata dal classe 1999 nell'estate del 2021 ha visto Doncic legarsi alla franchigia texana fino al 2026-27, ma qualche dubbio sulla propria permanenza inizia già a venire. Chiaramente Dallas non ha dato (e non sta dando) le carte a Doncic per potersi giocare le sue chance di titolo e se dovesse stufarsi tutta la Lega farebbe carte false per poterlo mettere sotto contratto. Al momento lo sloveno sembra sereno con i bianco-blu, ma con il passare degli anni la voglia ed il “peso” di non avere un anello al dito si faranno sentire. Diciamocelo, fin dalla giovanissima età Doncic si è abituato alla vittoria: ha preso tutto quello che era possibile prendere in Europa con il Real Madrid ed ha anche portato la sua Slovenia sul tetto di EuroBasket. Insomma, l'unica cosa che manca è il Larry O'Brien Trophy. In questo momento Doncic è una tigre in gabbia, un giocatore senza eguali che non ha la possibilità di puntare al titolo ma è costretto nel limbo della mediocrità.


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