Perché SI, Perché NO: Devin Booker

Scritto da Simone Tarlao  | 
Dopo l’All Star Game andiamo a bussare alla porta del vincitore della gara del tiro da tre punti, Devin Booker.

PERCHÈ SI, PERCHÈ NO

Altra stagione mediocre per i suoi Phoenix Suns nonostante la guardia da Kentucky University metta in mostra il suo talento cristallino; ma può ‘DBook’ essere l’uomo giusto per la rinascita dei Suns? Tante buone prestazioni, alcuni canestri pesanti ma il record parla da solo, e non dice nulla di buono. Nonostante la giovane età e la breve permanenza in NBA proviamo a capire meglio perché Phoenix dovrebbe tenersi stretto e ben da conto il proprio gioiello e quali potrebbero essere i motivi per non metterlo al centro del progetto futuro.

✅ SI ✅

Macchina da punti: 24 abbondanti alla sua terza stagione tra i Pro, svariate partite da 30 punti, partite da 40 e anche il più giovane a scriverne 70. Numeri totalmente dalla sua.  Mano molto efficace e ottima capacità di costruirsi tiri lo rendono un attaccante sempre pericoloso. Ottima la percentuale anche dalla lunetta, quasi l’89%. Ottimo tiratore, non solo attaccante: è pericoloso anche senza palla e sugli scarichi. Sostiene l’attacco quasi da solo e se entra in ritmo diventa un cliente scomodo per qualunque squadra; ha un +/- nella metà campo offensiva sui 100 possessi di + 3.2, nonostante la squadra abbia un pessimo record. Sangue freddo: ha già deciso delle partite con canestri nel finale.

🚫 NO 🚫

Tanti tiri, non sempre di ottima qualità, che portano a percentuali basse: appena il 43% dal campo, 38% da 3 e quasi il 46% da 2. Poco consistente nelle conclusioni al ferro nonostante buone doti atletiche. Molti palloni, circa il 31% di possessi della squadra, ma un numero di assist non eccezionale: flirta con i 5 a partita ma perde 3.5 palloni a partita, dati che, sommati alle scarse percentuali, indicano che non sempre fa la scelta giusta in attacco. Difensivamente scarso, sia come posizionamento che come letture. A livello di carisma pecca un po’ di leadership. E’ vero, è ancora molto giovane e può fare passi avanti, ma non sembra un leader naturale intorno a cui costruire una franchigia vincente.

CONCLUSIONE

Attaccante clamoroso, difensore molto mediocre. Molti lo etichettano come ‘il nuovo Kobe’ ma manca la cattiveria agonistica che ha sempre contraddistinto il Mamba: manca la voglia di vincere contro tutto e tutti, ma diamogli tempo, giocatori come Booker non ne arrivano tanti e vanno tenuti da conto e aiutati. Ecco, il contesto non aiuta e le scarse ambizioni nemmeno. Da soli non solo non si vince, ma non si raggiungono nemmeno i Playoff, a meno che tu non sia Russell Westbrook, e senza i Playoff puoi solo sperare nel draft: Josh Jackson si sta dimostrando un po’ più acerbo del previsto e serve disperatamente qualcuno da affiancare a Booker in attacco, altrimenti, prima o poi, l’ex Kentucky si guarderà intorno e potrebbe decidere di salutare il caldo sole dell’Arizona. APPUNTAMENTI PRECEDENTI Khris Middleton Victor Oladipo DeAndre Jordan Marcus Smart DeMar DeRozan Isaiah Thomas LaMarcus Aldridge Nikola Jokic Andre Drummond  Damian Lillard

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