ACB Media
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L'intervista

Sappiamo tutti cos'è successo a Trapani, una situazione non facile. Com'è nato il tuo arrivo a Granada?
«Sì, conosciamo tutti la situazione che c'è stata a Trapani. Sicuramente non è stato facile, c’erano tante complicazioni e dovevo trovare un modo di uscire, anche per ottenere il nulla osta. Poi si è presentata questa opportunità a Granada. Sapevo fin dall'inizio che sarebbe stata una sfida difficile, ma sono arrivato con l’entusiasmo giusto per provare a cambiare qualcosa. Ovviamente le cose non stanno andando nel migliore dei modi, ma dobbiamo continuare a combattere fino alla fine per provare a vincere e salvare la squadra dalla retrocessione».

La situazione in classifica sembra ormai compromessa. Qual è lo spirito nello spogliatoio?
«È una situazione molto, molto difficile, ma lo sapevo già prima di venire qui. Non c’è altro da fare se non combattere in ogni partita. Ci sono squadre che non hanno molte più vittorie di noi, quindi non bisogna smettere di crederci. Oggi contro Badalona nel primo quarto siamo partiti bene, ma credo che questi alti e bassi siano la storia della nostra stagione. Siamo una squadra capace di giocare molto bene o molto male: il nostro punto debole è proprio questa incostanza. Dobbiamo riuscire a minimizzare i momenti negativi e valorizzare quelli positivi se vogliamo portare a casa delle vittorie».

Hai un contratto con il Coviran Granada fino a fine stagione. Hai già idea di cosa farai dopo? Sarà ancora Spagna, Italia o magari l’Eurolega?
«Sì, abbiamo un accordo solo fino al termine della stagione. Poi vedremo come andrà. Al momento non so cosa succederà, sto cercando solo di dare il massimo per aiutare il Granada perché c’è molto bisogno. Sono qui per dare il meglio e fare tutto ciò che è nelle mie possibilità».

Ti senti ancora con i tuoi ex compagni di Trapani? È stata una chiusura amara per un progetto che sembrava un exploit incredibile.
«Certo, ci sentiamo ancora. Avevamo un gruppo molto unito, eravamo davvero legatissimi e purtroppo è finita come è finita. È stato bellissimo lì, e un pezzo del mio cuore rimarrà sicuramente a Trapani. Non ho molto da commentare sulla fine del progetto, so solo che il tempo passato in Sicilia è stato splendido. Sono felice di aver fatto quell'esperienza in una città con persone così buone e incredibili; è qualcosa che porterò con me per tutta la vita».

Passando a note più liete: con la Nazionale bosniaca avete ottenuto due vittorie fondamentali e vi siete qualificati per la fase successiva. Com'è andata questa finestra?
«È andata benissimo! Siamo molto contenti della qualificazione. Ogni volta che vado in Nazionale per me è come fare un respiro profondo: mi permette di avere un "break" mentale dalle situazioni difficili che si possono vivere nei club. È un’energia che mi spinge a fare sempre meglio».

Chiudiamo con tuo fratello Mirza, che sta trascinando Udine come capitano. Lo segui?
«Lo seguo sempre. Sono anni che dico che Mirza può essere un protagonista in Serie A. È stato quasi "forzato" a rimanere in A2 per tanto tempo, ma non ho mai avuto dubbi sul suo valore. Sta dimostrando di essere un trascinatore e un leader in una squadra che si è qualificata per la Coppa Italia. L’obiettivo primario di Udine resta la salvezza, ma con il talento che hanno e una società solida alle spalle, possono sicuramente sognare l'assalto ai playoff. Tutto quello che arriverà oltre la salvezza sarà oro colato. Faccio il tifo per loro!»

Ringraziamo Amar Alibegovic per la disponibilità e gli auguriamo il meglio per il finale di stagione.



 


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