Analizziamo la stagione delle Vu Nere, eliminate in semifinale da Venezia, la prima senza trofei degli ultimi 5 anni

Per la prima volta dopo 5 anni la Virtus Bologna manda in archivio una stagione senza nessun trofeo, neanche la Supercoppa, pur sapendo l’importanza relativa che quest’ultima ha. E infatti, per la prima volta dalla stagione 18/19, la finale scudetto non sarà tra i felsinei e i rivali dell’Olimpia. Però per giudicare una stagione bisognerebbe prima partire dagli obiettivi che ci si era posti a inizio anno, per le Vu Nere realisticamente si parlava di:
- provare a vincere o quantomeno difendere il titolo di LBA, arrivando quindi almeno in finale, 
- vincere la coppa Italia tanto cara a patron Zanetti, anche se sappiamo quanto la formula a eliminazione diretta renda questo obiettivo forse il più difficile di tutti, 
- migliorare i risultati in Eurolega rispetto alla passata stagione, cercando di lottare il più possibile per i play-in.

Ora, come ben sappiamo in LBA ci si è fermati in semifinale sconfitti 3-1 da un’ottima Venezia, in Eurolega si è migliorato il record di 9-25 portandolo ad un 14-24, ma senza avvicinarsi molto ai play-in, e in coppa Italia è arrivata la sconfitta in semifinale con Tortona. Aggiungiamo la sconfitta in Supercoppa con Milano e abbiamo tutti gli elementi per definire la stagione decisamente non positiva, per usare un eufemismo. 

La stagione

Entrando più nel dettaglio la Virtus ha, come l’anno scorso, disputato una buona metà stagione in Eurolega, con vittorie anche importanti ed emozionanti, soprattutto in casa contro per esempio Pana e Real, seguita da una seconda metà in caduta libera per arrivare allo snodo della stagione: il 27 marzo. Dopo dei malumori nello spogliatoio, che andavano avanti da tempo, coach Ivanovic pone un aut-aut alla dirigenza dicendo o Edwards o me, e si sceglie di tenere Carsen Edwards ed esonerare Ivanovic, sostituendolo con il vice Jakovljevic. A livello economico purtroppo non c’erano molte alternative, visto la differenza di ingaggio tra i 1.6 milioni di Edwards e quello del coach montenegrino, però nel resto della stagione si è sentita la mancanza di un leader vero come Ivanovic, capace di compattare la squadra e farla rendere oltre i propri limiti, partendo da una difesa che si è poi sciolta.
Hanno poi contributo al risultato finale anche gli infortuni, perché Pajola era fondamentale nella metà-campo difensiva e la seconda metà di stagione non ha praticamente giocato per più problemi, e Alston e Vildoza, positivi in Eurolega, hanno saltato il primo tutti i playoff, il secondo le partite decisive con Venezia. Per prepararsi alle gare decisive si era deciso di intervenire sul mercato scegliendo Yago dos Santos, che con il senno di poi è stata una presa non particolarmente incisiva. 
Il vero problema però è stata appunto la mancanza di leadership che Carsen Edwards non ha saputo dare dopo che si era scelto di tenere lui al posto di Ivanovic, l’americano ha sempre continuato a giocare più per sé stesso che per la squadra, alternando partite e canestri che ti fanno alzare in piedi a tiri forzati e palle perse dovute al voler risolvere a tutti i costi da solo le azioni. Questo è sicuramente un suo grande limite, che è emerso progressivamente durante la stagione, ma che d’altra parte era ben noto quando è stato scelto proprio dalla coppia Ivanovic-Ronci, non essendo Edwards esordiente in Eurolega. In questa situazione ha ben figurato l’eterno Daniel Hackett, capace di mettere pressione difensiva e trascinare la squadra oltre le assenze.

Si è così arrivati ad un’inaspettata sconfitta in semifinale con Venezia, dove si è sempre difeso male(almeno 89 punti subiti in 3 partite su 4), dopo dei quarti non brillanti con Trento, che avevano già fatto emergere più di qualche crepa nella propria metà-campo. E alla fine ha vinto meritatamente la squadra di coach Spahija che ha saputo trovare i protagonisti giusti al momento giusto.

Per quanto riguarda coach Jakovljevic la sua squadra ha appunto sempre concesso troppi canestri agli avversari, ma al di là di questo, il giovane allenatore è sembrato un po’ inesperto, cosa assolutamente comprensibile dato che è la prima esperienza da head coach, e non in grado forse di gestire al meglio le rotazioni e la situazione in generale. Ovviamente è facile parlare a posteriori e più difficile gestire le situazioni in panchina, ma la sensazione è che non sarà lui l’allenatore dei bianconeri la prossima stagione. 

Chiudiamo lanciando lo sguardo verso ciò che è emerso per la prossima stagione. Non si sa ancora nulla dell’allenatore, tranne appunto che non dovrebbe essere Jako, sono circolati diversi nomi vedremo quale sarà quello definitivo. Si partirà da un’ennesima riduzione del budget e quindi sarà fondamentale cercare nuovi giocatori a prezzi bassi, sperando di ripetere le buone scommesse di Diarra e Alston Jr. Dovrebbe rimanere il DG Ronci e anche il patron Zanetti, che ha sempre parlato di voler lasciare dopo il nuovo palazzetto e dopo la vittoria della coppa Italia, anche se ci sono voci di trattative sullo sfondo per la cessione. I giocatori confermati sembrano essere pochi: Alston Jr, Hackett, Ferrari, Diouf e Diarra, mentre si saluteranno Pajola, Edwards, Niang, Akele, Smailagic e Yago. Per il resto vedremo se queste indiscrezioni saranno confermate e chi arriverà per sostituire i partenti.


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