Supercoppa 2018: analisi dell'evento

Iniziamo con una premessa, su una cosa che potrebbe essere sfuggita a qualcuno. Da quest’anno NBA Evolution seguirà il campionato italiano di serie A, con tutto quello che riguarda gli eventi ad esso correlati. In questo caso analizziamo quanto accaduto a Brescia nello scorso week end. La Supercoppa 2018 è andata in archivio con una facile vittoria dell’Ax Armani Exchange Milano. Nelle final four disputatesi al nuovissimo PalaLeonessa, la squadra di coach Simone Pianigiani si è sbarazzata senza alcun problema, prima dei padroni di casa della Germani, poi, in finale, dell’Auxilium Fiat Torino, che aveva piegato nell’altra semifinale la Dolomiti Energia Trento. Si torna a casa da questo evento che anticipa l’inizio del campionato con un verdetto così scontato che più scontato non poteva essere: la pallacanestro italiana ha una squadra attualmente troppo superiore a tutte le altre. L’imbarazzante facilità con cui l’Olimpia ha ridimensionato le ambizioni di due compagini come Brescia e Torino è preoccupante per il resto delle partecipanti al massimo campionato. Certo, qualcuno potrebbe avanzare l’obiezione che siamo all’inizio, che la stagione è lunga, che Milano avendo l’Eurolega potrebbe sentire il peso delle competizioni e delle partite ravvicinate e cose di questo tipo. Tutti discorsi abbastanza leciti, se non fosse che quando si guarda il roster dei meneghini, si capisce la differenza tra questa squadra ed il resto del lotto. Ed il tris è arrivato senza che Vlado Micov, eletto MVP della finale, e compagni facessero la benchè minima fatica. La semifinale è durata due quarti, poi Mike James e Nemanja Nedovic (a destra con F.M.B) hanno alzato il numero dei giri, ma nemmeno troppo, e per i ragazzi di coach Diana è calata la notte. Stessa cosa in finale contro Torino, sulla carta anche più attrezzata per giocarsi qualche chance contro i milanesi. Li in pratica la partita è durata un quarto. E, come al solito, nel terzo quarto Micov, Arturas Gudaitis e i due soliti noti, a scartamento ancora più ridotto, hanno messo il break decisivo. Milano ha avuto un solo momento di parziale addormentamento quando, convinti di aver vinto, hanno consentito a Torino di riavvicinarsi con un parzialone di 12-0. Ma li, ancora una volta è uscita la superiorità di una squadra che può permettersi che un giocatore come Dairis Bertans giochi cinque minuti. Undici dei dodici giocatori messi a referto da coach Pianigiani in finale sarebbero comodi titolari, con moltissimi minuti a disposizione, in tutte le altre squadre della nostra seria A. Oltretutto in questo torneo, si sono viste chiare gerarchie offensive, e giocatori, Jeff Brooks ad esempio, molto attenti a non lasciare niente in difesa quando si è deciso di alzare il volume della radio. Torino è arrivata in finale con merito, si vede che è una squadra ben allenata, e con coach Larry Brown (a sinistra con F.M.B) non si fa fatica a capire il perché, ha fatto vedere buone individualità, Tony Carr e Tekele Cotton su tutti, ed ha anche giocatori di fisico, vedi James McAdoo e Jamil Wilson. E battere Trento così agevolmente non è mai facile per nessuno. Trento è, delle due sconfitte in semifinale, quella che ne esce meglio. Troppi infortunati nella lunga pre season, ha comunque giocato il solito basket che coach Buscaglia sta facendo vedere da quando l’Aquila è approdata in seria A. Certo giocare la semifinale con in campo il sosia scarso di Nikola Radicevic non ha aiutato. Però lo spirito che si è visto lascia ben sperare per il campionato alle porte. Su Brescia c’è davvero poco da dire. E’ stata demolita da Milano, dominata sui due lati del campo. I nuovi arrivi, Eric Mika e Gerald Beverly ad esempio, hanno fallito l’appuntamento, ed anche David Moss e  sono parsi subito in balia dell’evento negativo.Tempo e roster per rifarsi ce n’è. Arrivederci a venerdì con la presentazione del campionato.

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