Arizona (#1) – Michigan (#1)

La semifinale che è in teoria la vera finale? Si e no. Si affrontano le due schiacciasassi della stagione, questo è innegabile, ma la  mia esperienza trentennale nel seguire il basket NCAA mi insegna che questo è un torneo dove indicare con sicurezza le favorite e fare pronostici è impresa ardua e da evitare a tutti i costi, pena le figuracce che ognuno di noi rimedia ad ogni Marzo compilando il famoso bracket, in assoluto l’elemento più dannoso per l’autostima di un appassionato rispetto a  qualsiasi altra cosa sulla faccia della terra.
Certo che qui, tuttavia, gli elementi per dire “finale anticipata” li abbiamo. Si affrontano i campioni della Big 12 e della Big Ten, con record stagionali di 36-2 per Arizona e 35-3 per Michigan, e con l’area pitturata reclamata come parco giochi personale dalle stelline europee Motiejus Krivas (lituano dei Wildcats da 10.4  punti e 8.2 rimblazi di media) e dalla Spanish “next big thing”  Aday Mara, che porta 11.8 punti e 2.6 stoppate alla causa degli Wolverines ed è stato nominato difensore dell’anno della Big Ten.
Intorno ai due sette piedi citati c’è tanto talento da ambo le parti, con Arizona che oltre alla guardia senior Jaden Bradley può contare su una buonissima pattuglia di freshmen, dal tedesco Ivan Kharchenkov a Brayden Burries, passando per l’ottima ala Koa Peat che viene già dato in top 20 al prossimo draft, proiezione meritatissima se lo si guarda giocare.

Lato Michigan abbiamo l’ala senior Yaxel Lendeborg (27 punti contro Tennessee e quasi 15 di media nella Big Ten della quale è stato nominato giocatore dell’anno) coadiuvata da ragazzi più esperti rispetto alla pattuglie di matricole a disposizione di coach Tommy Lloyd, a partire dal secondo anno Morez Johnson Jr (possibile tarda prima scelta al prossimo draft in caso si dichiari), un ragazzo dalle mani decisamente educate e un’ottima velocità di piedi, e dalla guardia Elliot Cadeu, un veterano che guida la squadra in assists. Attenzione perché qui di stazza fisica e centimetri ne abbiamo, perché coach Dusty May può andare con un quintetto dove la guardia tiratrice sfiora i 200 cm ( Nimari Burnett) e poi si va con la frontline Lendeborg- Johnson Jr- Aday Mara che parte dai 210 cm delle ali fino a superare i 2 metri e 20 con la stellina iberica. Sostanzialmente la taglia fisica di uno starting five  NBA di medio-alto livello. Il lavoro dell’allenatore nel portare il programma a dominare questa stagione è stato notevole e va sottolineato, perché May ha ereditato una squadra che ha chiuso il 2023-24 con un record di 8-24 e dopo un primo anno di lavoro e assestamento ecco pronta una squadra candidata al titolo finale. Ha aggiunto i pezzi giusti, sia in campo sia nel suo staff tecnico, un lavoro impressionante che ha portato ad una crescita esponenziale di un meccanismo all’apparenza perfetto.
Siamo in presenza di due squadre al top della Division I in molte voci statistiche sia offensive che difensive, dal numero di rimbalzi alla percentuale dal campo passando per efficienza difensiva e offensiva.
Se vogliamo giocare anche noi al gioco dei pronostici, cosa dalla quale non si può sfuggire quando si parla di Madness, vado controcorrente e dico che la vincitrice del torneo uscirà dalla semifinale tra UConn e Illinois, ed esponiamoci a figure barbine quando il campo parlerà.
Ma in fondo la follia di Marzo è così anche per farci impazzire con le nostre previsioni sbagliate. Buona Final Four!


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