Final Four 2026, la preview delle semifinali di Indianapolis
Questa notte si staccano gli ultimi due pass per avere la finalissima del college basketball: UConn va per la storia, Arizona la favorita
Questa notte si staccano gli ultimi due pass per avere la finalissima del college basketball: UConn va per la storia, Arizona la favorita
Un’altra March Madness arriva all’atto finale. Anche il 2026 ci ha regalato, come sempre, le solite storie e le solite emozioni alle quali il basket collegiale ci ha abituati, da tanti anni, ogni anno. Il clamoroso canestro da tre punti con il quale Mullins spedisce ad Indianapolis gli Huskies di coach Hurley completa il quadro di una Final Four che sarà incerta nei pronostici (vedremo tra poco perché) e ricca di potenziali protagonisti, stelle conclamate, e tante facce che ritroveremo tra non molto anche da questo lato dell’Atlantico.
Si gioca dal 4 al 6 Aprile al Lucas Oil Stadium di Indianapolis e gli appassionati italiani potranno seguire l’evento tramite la modalità gratuita di DAZN o su Disney Plus (con abbonamento)
Andiamo ad analizzare le quattro protagoniste attraverso la preview delle semifinali.
UConn (#2) – Illinois (#3)
Connecticut arriva in Indiana alla caccia del terzo titolo in quattro anni dopo i trionfi del 2023 e del 2024, dimostrando la solidità di un programma che nella storia del torneo potrebbe, in caso di vittoria, superare North Carolina per numero di titoli complessivi.
Si può dire che la squadra di Dan Hurley sia la meno scontata delle quattro semifinaliste, con Michigan, Arizona e Illinois che sono state fondamentalmente le tre migliori squadre della stagione dall’inizio alla fine, ma gli Huskies hanno giocato una stagione solidissima e ricca di vittorie prestigiose (hanno battuto Illinois, Kansas e Florida tra le altre) ma soprattutto hanno giocato un basket sublime adattandosi ad un roster meno fisico e meno ricco di centimetri rispetto alla stessa Illinois o alle altre protagoniste di questa Final Four (la stessa Michigan pur non essendo una squadra complessivamente molto alta ha una front-line letteralmente spaventosa in fatto di stazza).
Partiamo dalla stellina Alex Karaban (oltre il 38% da tre punti in stagione) e dall’eroe delle Elite 8 Braylen Mullins, guardia freshmen già in doppia cifra media per punti al suo primo anno e con la capacità di poter essere un tiratore di volume ma anche chirurgico quando serve. Abbiamo poi un Silas Demary Jr in doppia cifra media per punti, un sempre utile Malachi Smith e Solo Ball, meno efficace a livello di percentuali ma che completa il quadro di un roster che lascia il controllo dell’area all’ottimo lungo Tarris Reed Jr. (14.7punti + 8.8 rimbalzi in stagione) e lo circonda di giocatori dalle tendenze perimetrali. E’ proprio il centrone di 2.11 cm nativo del Missouri il simbolo di una formazione cresciuta lentamente e costantemente nel corso della stagione e del torneo, quando ha elevato le sue cifre a oltre 20 punti e 15 rimbalzi di media e ha tenuto vagamente a galla i suoi nelle tragiche prime fasi della partita contro Duke, realizzando 12 dei primi 16 punti degli Huskies e disponendo a suo piacimento dell’area colorata. In approfondimenti futuri vedremo come questo sia un nome che finirà su decine di taccuini di GM europei, perché siamo in presenza di un talento borderline Eurolega.
Illinois è invece una squadra con stile e di gioco e caratteristiche del roster un pochino diverse soprattutto, per forza di cose, sul lato difensivo del campo. Qui siamo davanti ad un roster che offre soluzioni leggermente più variegate, con la presenza di un futuro NBA e fresco freshmen of the year della Big Ten come Keaton Wagler (quasi 18 punti di media) intorno al quale troviamo una nutrita pattuglia europea che, tra le altre cose, alza la taglia fisica del roster a livello di primissima fascia. Anche in questo caso, infatti, come vedremo per Michigan, coach Brad Underwood può schierare un quintetto di partenza con 4 giocatori su 5 oltre i due metri e l’altro componente del back court Kyle Boswell che sfiora i 190 cm. La crescita di Wagler è una delle belle storie di questa annata di college basketball, reclutato senza particolari aspettative dopo la carriera liceale in Kansas, è diventato il playmaker titolare della squadra scalzando il serbo Petrovic e fornendo subito prestazioni di altissimo livello e ora ci si attende la possibile decisione di dichiararsi per il draft già quest’anno, dove è considerato materiale da lottery. La guardia Andrej Stojakovic (figlio dell’ex Sacramento Peja) è un esterno che molto spesso sovrasta fisicamente i pari ruolo avversari e va in doppia cifra media, oltre a dare la sensazione di essere a suo agio nelle difficoltà e nella tensione delle partite, quel prototipo di giocatore con il quale andresti in battaglia contro chiunque e che, diciamolo francamente, fa la differenza tra una sconfitta e una vittoria nelle partite punto a punto. Guardatelo giocare per cinque minuti, valutate il suo linguaggio del corpo e poi ci darete ragione. I gemelli Ivisic sono oltre i sette piedi, e l’intimidazione in particolare di Tomislav in alcuni frangenti è stata davvero consistente con tutte le conseguenze del caso (poi sul lato offensivo lo vediamo essere a suo agio tanto in post quanto nell’ uscire per provare la tripla, e qui si drizzano un po' di antenne NBA). L’ ala David Mirkovic, infine, porta alla causa oltre 13 punti e 8 rimbalzi di media e una buona dose di capacità di uscire sul perimetro e fare male. E’ ovvio come le differenze con UConn siano soprattutto difensive/fisiche, vista la presenza di notevoli intimidatori, mentre per quanto riguarda l’aspetto offensivo giova rimarcare come Underwood abbia sicuramente lavorato verso soluzioni moderne e un basket dinamico che ha portato la squadra a scatenare tutto il suo potenziale durante il torneo.
Sicuramente andranno a scontrarsi due roster molto diversi, con l’esperienza a questi livelli dello staff degli Huskies che potrà fare la differenza nel colmare il gap con il talento complessivo e la fisicità dei Fighting Illini, soprattutto a livello di front court, con Illinois che può contare su soluzioni tattiche più numerose e tipi di quintetti molto diversi tra di loro rispetto al ventaglio di soluzioni a disposizione di Connecticut, ma la prestazione con recupero finale offerta contro Duke è il segnalino di allarme che deve spingere Illinois a non abbassare la guardia nemmeno per un secondo, perché storicamente la March Madness ci insegna che spesso il cuore e la freddezza nei momenti clutch contano molto di più delle stelline da NBA e dei centimetri.