Irving e il ritiro: "Non è più l'NBA di cui mi sono innamorato"
La stella dei Mavericks riflette sul futuro e non si vede in campo fino a 42 o 43 anni: "Il basket è una fiamma eterna, ma oggi il gioco è meno umano"
La stella dei Mavericks riflette sul futuro e non si vede in campo fino a 42 o 43 anni: "Il basket è una fiamma eterna, ma oggi il gioco è meno umano"
Kyrie Irving comincia a guardare oltre il basket. La stella dei Dallas Mavericks ha parlato apertamente del proprio futuro, lasciando intendere che la sua carriera NBA potrebbe concludersi prima di quanto ci si aspetti. A 34 anni, il playmaker non sembra intenzionato a seguire l'esempio di LeBron James e di altri veterani che continuano a giocare ad altissimo livello anche dopo aver superato i quarant'anni.
«Il basket è una fiamma eterna», ha dichiarato Irving lunedì, secondo quanto riportato da Christian Clark di “The Athletic”. «Per quanto riguarda il calendario NBA e tutto il resto, devi davvero amare questo mondo. Il sollevamento pesi, le ore di lavoro dietro le quinte, gli impegni con i media, il semplice fatto di presentarti ed essere pronto a giocare ad alto livello».
Il problema, secondo Irving, è che la pallacanestro professionistica è cambiata profondamente rispetto a quella di cui si era innamorato da bambino. «Oggi ci sono anche i social media e il gioco d'azzardo, che dilagano. Non è più la stessa NBA di cui mi sono innamorato da bambino», ha spiegato il giocatore, descrivendo un ambiente diventato, a suo giudizio, «meno umano» e «più robotico» rispetto a quando fu scelto con la prima chiamata assoluta al Draft NBA del 2011.
«Non mi vedo in campo a 42 o 43 anni»
Irving non ha indicato una data precisa per il proprio addio al basket, ma ha escluso l'idea di prolungare la carriera fino a un'età particolarmente avanzata.
«Non mi vedo a giocare in NBA a 42 o 43 anni», ha affermato, citando alcuni dei veterani che continuano a essere protagonisti nella lega, da Stephen Curry a Klay Thompson, passando per James Harden e Kevin Durant. Il riferimento ai giocatori più esperti si inserisce in una riflessione più ampia sulla propria crescita personale. «Per un po' ho considerato quei ragazzi come dei fratelli maggiori, ma ora che ho raggiunto i 34, 35 anni, amo la mia virilità e crescere come uomo più che crescere come giocatore di basket», ha aggiunto.
Un discorso che sembra indicare una nuova prospettiva sulle priorità della vita, con il basket che, pur restando una passione fondamentale, non rappresenta necessariamente l'unico orizzonte per il futuro.