Tanti proclami ed ambizioni in estate ma la squadra di Los Angeles è partita nella maniera peggiore (0-5) ed Herbert è solo

La delusione più grande di questo inizio di stagione ha un nome e cognome: Los Angeles Chargers. Il record recita drammaticamente 0-5, un impatto offensivo inesistente e anche coach Jim Harbaugh finisce sotto processo.

Justin Herbert e l'attacco

Qualcuno ha fatto la battuta che, almeno lui, si potrà consolare a casa con una birra (giocando sul cognome dell'avvenente fidanzata Madison Beer, diventata ormai un meme) ma la verità è che per Justin Herbert l'attualità sportiva regala ben pochi motivi per sorridere. I suoi Chargers sono sprofondati ad uno 0-5 imbarazzante e l’ex Oregon è 22esimo per yards lanciate, penultimo per QB rating (dietro di lui solo il disastroso Malik Willis di Miami); Herbert può contare su appena 5 TD lanciati in cinque giornate a fronte di 7 intercetti. A questo aggiungiamo 17 sacks (secondo dietro DeShaun Watson). Con una linea offensiva che in questi anni non ha mai trovato una sua identità (domenica scorsa, contro i Broncos, la stessa era composta da quattro rookie), Herbert vive un periodo nero sotto tutti i punti di vista sportivi.

L’arrivo di coach Mike McDaniel (ex Dolphins) come OC avrebbe dovuto regalare quella dinamicità e imprevedibilità vista già a Miami ma il rapporto con Herbert, dal punto di vista sportivo, non è mai decollato e questo ha portato risultati più che deludenti. Herbert ha sempre avuto dalla sua una stampa piuttosto paziente e benevola ma ora, anche i media più “fedeli”, cominciano a scaricarlo.

La rosa

La rosa dei Chargers sconta poi diverse scelte fallimentari negli ultimi anni. Quentin Johnston non si è rivelato quel WR1 in grado di dominare le secondarie avversarie (quantomeno come ci si potrebbe aspettare da uno scelto al primo giro), il running game non convince in pieno nonostante i numeri non siano così terribili e, su tutto, manca la capacità di poter chiudere partite in cui la squadra si trova in vantaggio (come visto nelle sconfitte contro Raiders, Cardinals, Bills e Seahawks).

Coach Jim Harbaugh sa che non può andare avanti così e che l’enorme credito che ha con la stampa non durerà in eterno. E’ tempo di scelte drastiche e il primo che potrebbe saltare è l’OC Mike McDaniel:  arrivato da Miami con la fama di genio offensivo, McDaniel non sta dando la propria impronta ad un attacco che è assolutamente anemico (terzultimo per punti segnati, con dietro due franchigie derelitte come Dolphins e Titans). L’addio di McDaniel potrebbe non risolvere tutti i problemi dei Chargers ma darebbe magari una scossa ad una squadra ad oggi completamente inconcludente.

L’ambiente

A paesaggio di questa situazione si aggiunge un fattore ambientale: i Chargers sono storicamente la squadra di San Diego (dove sono stati 55 anni) che, trasferitasi a Los Angeles nel 2016 per le consuete dispute sullo stadio vecchio/nuovo, non ha mai attecchito in pieno nella città degli Angeli. A differenza dei Rams che a Los Angeles sono stati a lungo prima del periodo a St. Louis (e del ritorno poi in California) e che comunque negli ultimi anni hanno vinto un Superbowl sfiorandone un altro paio, i Chargers non hanno un vero e proprio passato in una città, Los Angeles che, Rams o Chargers che sia, ha sempre guardato alla squadra di College di USC come la VERA realtà della palla ovale locale. E così, come accaduto anche ieri, il So.Fi Stadium viene puntualmente invaso da tifosi ospiti (ieri la macchia arancione dei tifosi Broncos faceva impressione) creando un clima da “trasferta” per squadra e tifosi locali. In questo senso anche il periodo nero della squadra è più affare dei media nazionali sportivi che locali in un’indifferenza che una franchigia come questa non si merita, San Diego o Los Angeles che sia.


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