Gallinari: dal "What If?" al più grande errore della carriera
L'ex Clippers si è raccontato al portale HoopsHype ripercorrendo la sua carriera parlando anche del movimento azzurro
Perché l'Italia fatica a produrre nuovi talenti
Il discorso si sposta poi sul basket italiano e sulle ragioni che, secondo lui, hanno frenato la crescita del movimento. La prima riguarda il progressivo disinvestimento nei settori giovanili.
«È una bellissima domanda ed è difficile dare una risposta precisa. Se penso alle società nelle quali ho giocato da bambino, direi che allora si investiva maggiormente nei settori giovanili. Oggi gli investimenti sono diminuiti e questo innesca una reazione a catena: gli allenatori non riescono a trascorrere abbastanza tempo con i ragazzi, spesso hanno un secondo lavoro e il basket non rappresenta più la loro occupazione principale».
Il confronto con il passato, nella sua esperienza, è netto. «I miei allenatori erano con noi ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Al di fuori della scuola, vivevamo per il basket: era ciò che facevamo per tutta la giornata. Per questo oggi è più difficile riuscire a produrre nuovi talenti ogni anno».
Ma c'è un secondo elemento, altrettanto importante: la difficoltà per i giovani italiani di trovare spazio ai massimi livelli. «Ai giocatori italiani che dovrebbero trovare spazio non viene concessa la possibilità di giocare minuti nella massima serie, commettere errori e svilupparsi. Anche questo rappresenta un ostacolo molto importante».