Sesto successo consecutivo per Golden State che schianta Miami con il veterano sempre protagonista. Il greco soffre

Solo due partite nella notte NBA con i Golden State Warriors che proseguono l'ottimo momento attendo nettamente i Miami Heat per la sesta vittoria filata. Invece continuano i problemi cronici di Giannis

Il protagonista 🎖️: Curry si prende la ripresa

Warriors-Heat 120-100

Dopo un brutto avvio (0-3) e la problematica Porzingis, i Golden State Warriors hanno iniziato ad ingranare. Oltre al rookie Lendeborg (17 punti nella notte) c'è l'inesorabile Steph Curry a guidare il gruppo. Contro Miami Steph ha chiuso con 29 punti, 22 arrivati nella ripresa con 14 nel solo 3° quarto. La serata non era cominciata nel migliore dei modi per Curry, partito con un 1/8 al tiro e arrivato all'intervallo con appena 2/10. La svolta è arrivata nel terzo quarto, quando il numero 30 ha ritrovato il ritmo, chiudendo la partita con 9/19 dal campo, 6 triple e un bottino di punti che gli ha permesso di sfiorare la quarta gara consecutiva da almeno 30 punti. Un traguardo mancato soltanto perché, con il risultato ormai al sicuro, è stato lasciato a riposo nel finale. Inoltre  Curry continua a scalare la classifica dei migliori marcatori di tutti i tempi. La stella dei Golden State Warriors ha raggiunto un altro importante traguardo nella partita di giovedì, vinta in casa per 120-100 contro i Miami Heat: con una tripla realizzata a 7:03 dalla fine del primo quarto, ha messo a referto il suo 26.711° punto in carriera, superando Oscar Robertson (26.710) e conquistando il 17° posto nella graduatoria all-time. Appena sei giorni prima, Curry aveva già guadagnato una posizione nella stessa classifica grazie ai 31 punti messi a segno nel successo per 112-95 contro i Los Angeles Lakers, nella Emirates NBA Cup, superando Dominique Wilkins (26.668). Ora, con 26.737 punti in carriera, ha nel mirino DeMar DeRozan (26.775), attualmente al 16° posto. La sfida tra i due proseguirà nel corso della stagione, con un altro obiettivo all'orizzonte: raggiungere Hakeem Olajuwon, 15° con 26.946 punti.

l tema 🧐: A Giannis manca un compagno di squadra alla Curry

Warriors-Heat 120-100

Gli Heat sono soltanto alla nona partita dell'era Giannis Antetokounmpo e non hanno ancora trovato la formula giusta. È comprensibile, considerando il poco tempo a disposizione per costruire gli equilibri della squadra. Sul piano difensivo, prima o poi, dovrebbero riuscire a diventare un gruppo sopra la media. I problemi più seri, però, riguardano l'attacco e potrebbero essere difficili da risolvere senza l'arrivo di una guardia capace di creare gioco e garantire punti con continuità.
Va anche considerato il contesto: giovedì Miami era alla seconda partita di una trasferta consecutiva, dopo aver disputato la sera precedente una gara conclusa ai supplementari. La stanchezza ha sicuramente inciso sulla prestazione, ma sarebbe riduttivo attribuire tutte le difficoltà a questo fattore. Gli Heat sembrano avere anche un problema strutturale di organico.
Giannis sta giocando molti pick-and-roll con Davion Mitchell o Thompson. Con tutto il rispetto per Mitchell, non è il tipo di minaccia offensiva in grado di trascinare una squadra fino in fondo ai playoff, soprattutto se gli viene affidata una responsabilità eccessiva nella costruzione del gioco. Thompson, invece, è un tiratore eccellente, ma i suoi limiti nel palleggio e nella gestione dei passaggi non gli permettono di ricoprire un ruolo centrale in cabina di regia.
Anche l'intesa tra Bam Adebayo e Antetokounmpo appare ancora macchinosa. Un problema che potrebbe passare in secondo piano se attorno a loro ci fossero giocatori capaci di creare dinamismo e pericoli offensivi. Il punto è che Miami non dispone di grandi soluzioni in attacco e, soprattutto, non sembra avere le risorse necessarie per intervenire facilmente sul mercato e colmare queste lacune.
Col senno di poi, Giannis avrebbe probabilmente dovuto esercitare un maggiore controllo sulla propria destinazione e cercare una sistemazione diversa. Golden State sarebbe stata una soluzione decisamente più interessante, almeno nel breve periodo: un asse tra lui e Steph Curry avrebbe potuto diventare praticamente inarrestabile. In alternativa, avrebbe potuto puntare su Minnesota, per giocare al fianco di Anthony Edwards, oppure su Boston e Jayson Tatum. Invece, si ritrova oggi in una squadra che fatica a trovare soluzioni offensive e nella quale il suo potenziale rischia di non essere sfruttato al meglio.


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