New York torna a regnare con un nuovo Re in città
Dopo 53 anni i Knicks tornano sul tetto dell'NBA trascinati dal gruppo di Villanova con Towns che riscrive la sua storia
Dopo 53 anni i Knicks tornano sul tetto dell'NBA trascinati dal gruppo di Villanova con Towns che riscrive la sua storia
Il fatto che Jalen Brunson sia emerso come il tanto atteso salvatore di New York è tanto stimolante quanto era improbabile. Di statura inferiore alla media e sottovalutato per gran parte della sua carriera, Brunson è arrivato a New York senza aver mai partecipato all’All-Star Game e si è unito a una squadra dei Knicks che aveva vinto una sola serie di playoff nelle precedenti 22 stagioni. Da allora, in quattro anni, hanno vinto otto serie (e un titolo). Lungo il percorso, Brunson - ora tre volte All-Star e MVP delle finali - ha rinunciato a decine di milioni di dollari per aiutare la sua squadra. È lui l’uomo che alla fine ha trascinato i Knicks verso la terra promessa. Non LeBron James, Kevin Durant, Giannis Antetokounmpo o qualsiasi altra superstar del XXI secolo che i Knicks hanno cercato di ingaggiare. Non Patrick Ewing, Carmelo Anthony, Bernard King o qualsiasi altro membro della Hall of Fame che abbia vestito la maglia di New York negli oltre cinque decenni trascorsi dal loro ultimo titolo. Jalen Brunson, originario del New Jersey, che ha trascorso parte della sua giovinezza crescendo al Madison Square Garden mentre suo padre (l'attuale assistente dei Knicks Rick Brunson) giocava per New York.
Che storia, coronata da un'indimenticabile prestazione in trasferta da 45 punti nella partita decisiva per il titolo, roba che era riuscita solo a Michael Jordan nella leggendaria G6 del 1998 a Salt Lake City. Da gregario di Luka Doncic e Re della Grande Mela, una città che per anni ha cercato un'icona dopo Eli Manning, che aveva (e ha tutt'ora) posto le sue speranze bnel gigante Aaron Judge ed oggi è ai piedi della 33ª scelta del Draft 2018.