La stagione NBA inizia con la super rimonta dei Pistons, la vittoria dei Thunder a San Antonio e Phila che rovina la festa a NY

OPENING NIGHT 

Detroit, che reazione! Tatum dove sei?

Pistons-Celtics 121-113

Dopo gli 11 punti (8 consecutivi) ad inizio 3° quarto di Paul George (per il +22 Celtics), i titoli erano già pronti…ma le partite durano 48' NBA e bastano due possessi per stravolgere un match. Detroit si è risollevata e ha messo in mostra quelle qualità che le consentirono l'anno scorso di chiudere al 1° posto la regular-season testimoniate dal micidiale parziale di 20-0 a metà 4° periodo. Reazione Pistons che è coincisa con il crollo dei Celtics totalmente inermi in difesa e sconclusionati in attacco.
Doppia doppia del tuttofare Thompson, 65 punti combinati dal trio Cunningham-Duncan-Duren (con il lungo visibilmente nervoso ad inizio partita) ed un'energia che ha sovrastato i Celtics soprattutto dalla panchina: Javonte Green 18 punti in 19'. George (38 punti) unico che si salva in casa Celtics, malissimo Jayson Tatum (6/23 dal campo con 0/7 da 3) dal quale ci si aspetta tutt'altra prestazione e presenza: dovrebbe essere la SUA squadra invece sembra che sia di PG13 e che lui, come con Brown, sia l'alfiere. 

Shai manda subito un messaggio a Wemby

Spurs-Thunder 104-116

Nella scorsa stagione, i Thunder non sono mai sembrati in grado di trovare la chiave per battere gli Spurs di Victor Wembanyama. San Antonio ha dominato il confronto con Oklahoma City, interrompendo la striscia di 16 vittorie consecutive di OKC a inizio stagione e chiudendo con un bilancio di 8-4 negli scontri diretti. Un dominio culminato con l’eliminazione dei Thunder nelle finali della Western Conference. Ecco perché la vittoria di martedì sera, nella gara d’esordio, ha un peso particolare per Oklahoma City.
I tifosi degli Spurs potrebbero obiettare che la serata da 1/13 al tiro di Wembanyama renda questa partita poco indicativa. Ma anche i Thunder sono ancora alla ricerca della migliore condizione, come dimostra il 5/16 di Jalen Williams, mentre Aday Mara, il rookie di 2,18 metri, ha tutto il tempo per crescere. Al di là delle percentuali individuali, Oklahoma City ha dato l’impressione di essere una squadra più completa, solida e affiatata, tanto in attacco quanto in difesa.
A fare la differenza è stato anche Shai Gilgeous-Alexander, apparso di una categoria superiore: per lui 32 punti, nonostante appena quattro viaggi in lunetta.
La partita ha ricordato a Wembanyama che conquistare il suo primo premio di MVP non basterà a colpi di presenze e continuità. Per prendersi il trofeo Michael Jordan dovrà convincere di poter superare anche il giocatore che lo ha vinto nelle ultime due edizioni: proprio Gilgeous-Alexander.

LeBron e i nuovi Sixers rovinano la festa ai campioni

Knicks-76ers 100-106

Tyrese Maxey è stato il protagonista della vittoria con cui Philadelphia ha rovinato la festa dei Knicks, ma il dato più interessante della serata è emerso quando New York ha provato a limitarlo con le marcature raddoppiate. L’ultima volta che le due squadre si erano affrontate, con i Knicks capaci di eliminare i Sixers al secondo turno dei playoff, raddoppiare Maxey significava concedere agli avversari un vantaggio di quattro contro tre, affidando la gestione dell’azione a giocatori come Joel Embiid, VJ Edgecombe, Paul George, Kelly Oubre Jr. e Quentin Grimes. Questa volta, però, lo scenario è cambiato. Philadelphia può contare anche su LeBron James e Jaylen Brown, due nuove stelle capaci di sfruttare gli spazi creati dalle attenzioni difensive riservate a Maxey. E New York ne ha pagato le conseguenze. James e Brown hanno distribuito complessivamente 13 assist nella gara d’esordio, mentre George, Oubre e Grimes avevano viaggiato a una media di 8,5 assist a testa nella scorsa stagione. Il confronto non è perfetto e non tutti i passaggi vincenti sono arrivati dopo un raddoppio su Maxey, ma il messaggio è chiaro: questi Sixers hanno molte più soluzioni offensive e sono diventati più difficili da contenere.

Embiid, segnali incoraggianti oltre le percentuali

Resta da capire quanto spesso Philadelphia potrà contare su una prestazione come quella di Joel Embiid, soprattutto nella metà campo difensiva. A guardare soltanto il tabellino, il centro dei Sixers potrebbe sembrare uno dei meno brillanti della serata. L'MVP del 2023 ha chiuso con 13 punti, tirando 4/15 dal campo, sei assist e quattro palle perse. La sua prestazione offensiva è stata tutt'altro che convincente, ma dietro sono arrivati segnali che invitano all'ottimismo.
Embiid ha raccolto 11 rimbalzi, firmato tre stoppate e recuperato due palloni in 33 minuti. Più dei numeri, però, a colpire è stato il modo in cui li ha ottenuti. Nel primo tempo è apparso più agile negli spostamenti in campo aperto e nei recuperi difensivi rispetto a quanto mostrato almeno nelle ultime due stagioni. Nella ripresa, invece, ha dato risposte incoraggianti per esplosività, capacità di contestare i tiri e presenza a rimbalzo.
In una serata in cui Maxey e Brown hanno messo insieme 47 punti e LeBron James ha dato un contributo importante alla costruzione del gioco, la difesa di Embiid è stata una delle chiavi del successo. E per Philadelphia è un aspetto fondamentale: senza il proprio centro, la squadra rischierebbe di perdere gran parte della sua solidità difensiva.

La domanda, quindi, non riguarda soltanto il livello che Embiid può raggiungere, ma soprattutto la sua continuità. Da quando ha conquistato il premio di MVP, il centro ha disputato appena 97 delle 247 partite potenzialmente disponibili, pari al 39,3%. Per i Sixers, la vera sfida sarà riuscire a trasformare i segnali incoraggianti dell'esordio in una presenza costante per tutta la stagione.


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