Denver, Carolina...e adesso?

Scritto da Fabio Gabrielli  | 
In Colorado è tempo di festeggiamenti: ieri c'è stata la consueta parata dei vincitori che hanno potuto ricevere l'abbraccio dei loro affezionati tifosi in uno dei riti più sacri dello sport americano. Peyton Manning non ha ancora annunciato la sua decisione per il suo futuro anche se sembra probabile che il leggendario #18 appenda le scarpette al chiodo con un Anello in più al dito. I tempi in cui metteva a ferro e fuoco le Secondarie di tutti gli Stati Uniti alla guida degli Indianapolis Colts (ma anche nei primi anni di Denver) sono oramai lontani, gli acciacchi sono sempre più numerosi e gli anni sul groppone sono oramai molti (è diventato il quarterback più anziano a vincere un Superbowl).

BRONCOS

Detto del probabile addio di Manning, il presidente John Elway si dovrà concentrare su draft e mercato. Alcuni pezzi pregiati del roster dei Broncos diventeranno free-agent e questo porterà il management del Colorado ad alcune imporanti scelte. Von Miller rimarrà al 99% a Denver (da vedere se con un nuovo contratto o con il cosiddetto franchise-tag) mentre diversa si presenta la situazione per altri giocatori come i linebacker Danny Trevathan e Brandon Marshall, il defensive end Malik Jackson, i running back C.J Anderson e Ronnie Hillman e il quarterback Brock Osweiler. Tenere tutti quanti non sarà possibile perchè il mercato potrebbe offrire più di quanto, in termini di cap, i Broncos possano permettersi. Soprattutto i primi tre citati, protagonisti della storica stagione del reparto difensivo dei Broncos, potrebbero voler monetizzare una stagione del genere con un super contratto (in tal senso, il draft di Denver potrebbe indirizzarsi verso la ricerca di un linebacker). In cabina di regia Osweiler ha fatto intravedere un buon talento e gli anni da "secondo" di Manning potrebbero averne accresciuto l'esperienza in fase di analisi del gioco: è ipotizzabile che Elway decida di promuovere definitivamente l'ex Arizona State al ruolo di titolare.

PANTHERS

A Charlotte l'atmosfera è diametralmente opposta dove ai Panthers rimane l'amaro in bocca per essersi inceppati nel momento più importante. Cam Newton non è mai sostanzialmente entrato in partita (domani Focus di F.M.B sul #1 dei Panthers, ore 16) e, nel dopo gara del Superbowl, ha abbandonato anzi tempo la conferenza stampa (nella quale, fra l'altro, aveva risposto a monosillabi alle domande dei giornalisti presenti, ricordandomi il Kaepernick post sconfitta dei 49ers vs i Ravens) non dimostrando un particolare stile in materia. Si sa che la stampa americana non è mai tenera verso atteggiamenti del genere e la scure dei commentatori sportivi si è quindi abbattuta su Newton, accusandolo di essere un "sore loser" e rinfacciandogli, indirettamente, lo stile spensierato e gioviale che ha nei momenti di vittoria. Al di là di ciò e ribadito che la sconfitta in un Superbowl è sempre dura da digerire, i Panthers hanno una solida base da cui ripartire. Lo zoccolo duro della squadra è sotto contratto per l'anno prossimo e, se si eccettua il cornerback Josh Norman (che via nuovo contratto o franchise tag rimarrà in North Carolina), i free-agent dei Panthers non sono elementi insostituibili della squadra. In aggiunta a ciò ci sarà il ritorno in azione di Kelvin Benjamin, talentuoso wide receiver che ha passato la stagione 2015 infortunato, e con draft e mercato, il management di Carolina potrà rinforzare la squadra consolidandone la già ottima base. Paradossalmente, tutto considerato, sono i Panthers, più che i Broncos, ad avere le maggiori chances di tornare al "Gran Ballo" finale e se la sconfitta di San Francisco verrà incanalata in un sentiero di ulteriore motivazione, Newton&Co possono guardare al futuro con rinnovato ottimismo

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