Baiesi, modello italiano e quello tedesco: "Abbiamo meno coraggio"
Il DS dell'Olimpia Milano racconta la crescita della Bundesliga e della situazione della pallacanestro italiana
Il DS dell'Olimpia Milano racconta la crescita della Bundesliga e della situazione della pallacanestro italiana
Intervistato da SKY Sport il DS dell'Olimpia Milano Daniele Baiesi ha parlato del modello di pallacanestro italiano mettendolo a paragone con quello tedesco dove lui ha lavorato per anni nel Bayern Monaco.
Baiesi parte parlando della rivoluzione NCAA per arrivare in Germania: “È chiaro che la pallacanestro collegiale americana, con tutti i cambiamenti che ci sono in atto, con il flusso di denaro che inevitabilmente adesso ha alterato le dinamiche mondiali, ci pone di fronte a sfide diverse e già il sistema tedesco è probabilmente un minimo obsoleto da questo punto di vista. Però la razza che spinge i tedeschi a prendere decisioni di un certo tipo è quella corretta, secondo me, cioè si pongono le domande giuste, come può un ragazzo che esce dal settore giovanile integrarsi in una pallacanestro per la quale non è pronto e inevitabilmente preparato. La Germania è una società multietnica, realmente multietnica, se andiamo a guardare la nazionale Under-19 che ha vinto l'Europeo, Ivan Kharchenkov, Jack Kayil, Declan Duro, sono ragazzi che ovviamente escono da situazioni familiari moderne”.
Fino ad arrivare alle problematiche nostrane: “Cominciamo anche in Italia da questo punto di vista, penso che lo sport italiano, così come lo ha fatto lo sport tedesco, abbia soltanto da guadagnarci da un'impronta multietnica di questo tipo. Diciamo che in Italia abbiamo un pochino meno di coraggio, spero che prima o poi ci si renda conto del fatto che senza scelte, a volte impopolari, spesso se non quasi sempre coraggiose, sarà difficile avere un ricambio generazionale.”
Per concludere sul regolamento stranieri in BBL: “Perché poi una delle cose che mi ha sempre colpito della Germania è che il limite degli stranieri, se lo sono votato i club, hanno deciso di votarsi il limite degli stranieri e non hanno 108 giocatori indigeni per soddisfare le esigenze di 18 squadre. Però se sono dotati di un sistema a livello di seconde squadra e a livello di settore giovanile dove c'è un'apertura molto marcata per quanto riguarda gli stranieri che diventano formati all'interno della galassia tedesca, sono campionati che sono formativi, sono probanti dal punto di vista fisico, peggio allenati dei nostri, molto peggio allenati dei nostri, ma dal punto di vista atletico sono banchi di prova attendibili per quanto riguarda un ragazzo di 18 ore”.