Toronto Raptors, la favola che non ti aspettavi

Scritto da Simone Tarlao  | 
Come si passa da barzelletta dei Playoff NBA a campioni NBA in una stagione? Ce l'hanno spiegato i Toronto Raptors al termina di una corsa nei Playoff da veri predestinati. Ma facciamo un passo indietro. Torniamo al 7 maggio del 2018 quando i Cavs di LeBron scherzano per la quarta volta di fila dei Toronto Raptors da 59 vittorie in stagione regolare, record di franchigia, e li eliminano dai Playoff, aprendo ad una serie di commenti sulla tenuta mentale delle due stelle, Lowry e DeRozan, sull'effettiva capacità di Coach Dwane Casey di condurre una squadra attraverso la Eastern Conference ed etichettando i Raptors come 'Squadra da Regular Season'. Ecco allora che interviene Masai Ujiri, il General Manager, che prende in mano la situazione: "qua si cambia, gente!" È l'11 maggio e, pochi giorni dopo lo Sweep subito dai Cavs, via Dwane Casey, appena inserito fra i tre finalisti per il premio di Coach of the Year, premio che poi vincerà; al suo posto subentra il suo assistente, Nick Nurse, tra lo scetticismo dei media che pensano ad una rifondazione dal basso per la squadra canadese. Nel frattempo, in Texas, Kawhi Leonard fa sapere che è molto stufo di come i San Antonio Spurs hanno gestito la situazione del suo infortunio che l'ha tenuto ai box quasi tutta la stagione: sembra che i suoi compagni non siano convinti che questo infortunio sia effettivamente così grave e che Kawhi stia facendo "i capricci", lo staff degli Spurs crede possa giocare ma il giocatore non si fida più di loro ed ecco il fulmine a ciel sereno nell'ingranaggio perfetto delle franchigie NBA, la richiesta di Trade. Si presentano alla porta della squadra texana molti GM cercando di imbastire uno scambio, ma alcuni sono preoccupati che Kawhi possa non essere veramente a posto fisicamente, ha un contratto di un anno e sarà Free Agent qualora decidesse di non utilizzare la sua Player Option, in più Popovich vorrebbe scambiarlo ad una squadra della Eastern Conference per non rinforzare una diretta avversaria per la corsa alle Finals ed ecco che bussano i Toronto Raptors che offrono la propria stella, DeMar DeRozan. È il 18 luglio e in Canada vola Kawhi insieme a Danny Green, a San Antonio DeRozan, Poeltl e una scelta. Dopo una stagione da record quindi a Toronto si riparte da un Coach alla prima esperienza da capo allenatore e da una stella "capricciosa", ferma da un anno e con una sola stagione garantita con la squadra, poi chissà. Inizia la stagione e questi Raptors non sembrano poi tanto male: oltre a Lowry e a Leonard spunta prepotente Pascal Siakam che mette su numeri importanti e si guadagna sempre più spazio nelle rotazioni. Ma è solo la Regular Season e nessuno ha messo in dubbio i Raptors durante la stagione, nemmeno negli anni precedenti, quindi bisogna stare a vedere come saranno quando il pallone inizierà a pesare. Febbraio 2019. Le squadre cercano di sistemare gli ultimi tasselli alla Trade Deadline e tra queste anche Toronto, che impacchetta il suo centro Valanciunas insieme a Delon Wright, CJ Miles e una seconda scelta e spedisce il pacchetto a Memphis per ricevere in cambio Marc Gasol. Salto in avanti e siamo all'inizio dei Playoff con Toronto seconda nella lega, dietro soltanto ai Milwaukee Bucks. Ma ora si fa sul serio e sono tutti lì affacciati per vedere se sarà la solita storia con i soliti Raptors da Playoff o se l'arrivo di Kawhi potrà fare la differenza. Primo turno, i Raptors incrociano i Magic e...perdono la prima gara, in casa, facendo dire a tutti "eccoli i soliti Raptors"; ma per fortuna è solo un caso isolato e archiviano la pratica con un 4-1. Ma ora inizia il bello, perché ad Est le semifinali vedono le 4 teste di serie, le 4 big dell'Est, affrontarsi in quelle che si preannunciano come serie all'ultimo respiro. I Bucks però archiviano la pratica Celtics in fretta e danno l'impressione di essere la vera candidata a raggiungere le Finals. I Raptors mettono in mostra un gioco davvero brutto con Lowry spesso fuori partita, con poche idee che si possono riassumere in "palla a Leonard e vediamo cosa succede". Ecco, succede che questo Kawhi regge il peso dell'attacco, anche di un attacco che gira male. La serie va per le lunghe, nè Toronto nè Phila sembrano riuscire a farla loro e quindi l'epilogo non può che essere Gara 7. Gara 7 segue lo stesso copione di tutta la serie, sempre sul filo dell'equilibrio ma i Raptors hanno la palla per vincerla e qualcuno per vincerla. Palla a Leonard e la storia la conosciamo con quel Tiro che rimbalza 6 volte sul ferro prima di fare esplodere di gioia l'intero Canada. Bravura, ma anche fortuna, un tiro che sembra poter indirizzare la stagione. https://www.youtube.com/watch?v=CROx4XvLJTk Eastern Finals, di fronte i Bucks che vanno subito sopra 2-0, ma Kawhi non si scioglie e trascina con sé tutti i suoi compagni, dal "perdente" Lowry al "neo papà" VanVleet, che dopo aver spaccato ferri raddrizza la mira e inizia a convertire tiri da dietro l'arco come il miglior Ray Allen o Reggie Miller, fate voi. Anche quel Marc Gasol che lasciava qualche dubbio dal punto di vista della voglia di sbattersi sta facendo la differenza sui due lati del campo e i Raptors sembrano poter limitare anche quel clamoroso giocatore che è Giannis Antetokounmpo. 4-2. Ribaltata la serie e Finals NBA. Quel 7 maggio 2018 sembra lontanissimo, ma di fronte ci sono i soliti, ci sono i Golden State Warriors. Golden State, esperta, per la quinta volta di fila alle Finals, in cerca di un Trhee-peat che manca dai Lakers di Kobe e Shaq, ma senza KD almeno per le prime 2 partite per un infortunio al polpaccio rimediato contro i Rockets, ma reduci lo stesso da un 4-0 contro Portland. Dopo aver limitato Giannis ti trovi di fronte gli Splash Brothers, Klay e Steph, e devi subito pensare a come far inceppare la macchina quasi perfetta che sono i Warriors; Nick Nurse, Sergio Scariolo e tutto lo staff lavora sulla difesa, che è stata la chiave per arrivare fin qui: Curry va fermato a tutti i costi, e ci provano con difese flottate in mezzo all'area, con l'uomo in marcatura su di lui incaricato di toglierlo dal perimetro. Gara 1 è dei Raptors con Lowry che gioca, Leonard che fa sempre Leonard e un Siakam che domina con 32 punti e 3 errori dal campo. Ma Golden State non si manda al tappeto con un colpo solo e infatti in Gara 2 si portano a casa la partita, sfruttando una difficile partita al tiro dei Raptors. Si va alla Oracle Arena sull'1-1 con Coach Nurse che dice "Ci serve vincere almeno una volta qua" e Kawhi che risponde "fanc***, vinciamole entrambe!". Ecco, pensare che un giocatore così silenzioso, così riservato, così "strano" possa essere un leader è difficile, eppure lo era già stato, in quegli Spurs che hanno impedito agli Heat di vincere il terzo titolo in fila nel 2014. Le immagini dei giocatori dei Raptors ripresi dalle telecamere ricordano le espressioni del loro leader, serie, concentrate, con gli occhi sull'obiettivo, e in una Gara 3 in cui anche Klay Thompson va a fare compagnia a KD in infermeria, la possibilità di riprendersi il fattore campo è davvero troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Ed ecco il 2-1 Raptors. Ma Kawhi l'ha detto, "prendiamocele entrambe!". 36 ed è 3-1. Ad una sola, storica, partita dal primo titolo i Raptors in gara 5 si trovano di fronte i Warriors al completo e per la prima volta il piano di Nick Nurse di ingabbiare Curry potrebbe vacillare, perché KD è rientrato e fa tutta la differenza del mondo lasciar tirare Livingston o KD. Ma non è l'anno dei Warriors: 11 minuti di gioco e KD saluta la partita e la serie con il tendine d'Achille strappato. Toronto deve approfittarne, è l'occasione della vita. Ma Klay e Steph non fanno sconti e, dopo una scarica di Leonard da 10 punti in 2 minuti, Nick Nurse commette il primo errore di questi Playoff permettendo a Golden State di rifiatare con un time out. Klay, Steph, ancora Klay. Warriors a +1 con l'ultimo tiro nelle mani di Lowry che viene sporcato da Green. Serve almeno Gara 6. Lowry vuole dimostrare a tutti che non è il solito perdente e gioca alla grande, ma Leonard è quasi senza benzina e di là, in una Oracle Arena che chiede a gran voce di vincere per KD e all'ultima partita NBA della sua storia, Klay Thompson viaggia sul velluto. Ma ancora una volta non è l'anno dei Warriors o, se volete, è l'anno dei Raptors: 2.22 dalla fine del terzo periodo e Klay cade cercando di schiacciare in transizione, mette male il ginocchio e batte eroicamente 2 liberi nonostante un crociato saltato, sì, perché nonostante abbia detto a Coach Steve Kerr "due minuti di riposo e poi sarò pronto" in quel ginocchio è saltato il crociato, e infatti non può rientrare. Toronto ha di nuovo la chance di chiudere i conti ma serve un uomo del destino e il suo nome è Fred VanVleet. Con Leonard fisicamente stremato e Lowry che ha dato moltissimo nell'inizio partita è il piccolo combattente che si carica sulle spalle la responsabilità di vincere segnando due triple che spaccano la partita. Il tiro del pareggio di Steph Curry si spegne sul ferro e Leonard chiude i conti con 2 liberi. Titolo a Toronto che è stata fortunata ma, va detto, anche brava a sfruttare le occasioni che ci sono state. Gasol si pensava potesse faticare a trovare spazio in campo contro i quintetti piccoli di Golden State e invece è stato fondamentale. Ibaka che ha portato energia, punti e rimbalzi dando il cambio al catalano. Siakam che dalla G-League si è trovato a fare la differenza in una finale NBA. VanVleet che dopo la nascita del figlio è sembrato il JJ Barea del 2011, imprendibile, cecchino e una delle chiavi difensive in marcatura su Steph Curry. Lowry che si è dimostrato tutt'altro che un perdente e che, anzi, ha guidato attacco e difesa dei suoi per tutte le Finals. Leonard che ha cancellato tutti i dubbi sulla sua salute e che forse aveva ragione a non giocare la stagione scorsa se non si sentiva in grado di farlo. E poi Nick Nurse, dal titolo di G-League al titolo NBA mettendo in campo un piano partita eccellente, sfoderando in più situazioni una Box and One per togliere la palla a Curry. E ora? Ora è di nuovo tutto nelle mani di Masai Ujiri. Perché Kawhi va convinto a restare e, se decidesse di salutare il Canada, bisogna trovare il modo per andare avanti, magari con altre decisioni difficili, un po' azzardate ma che possono portare ad essere ancora lì, sul tetto del mondo, con un anello al dito e un trofeo in bacheca. [video width="720" height="900" mp4="http://www.nba-evolution.com/wp-content/uploads/2019/06/mRgfK7TQSXifAvbD.mp4"][/video]

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