Dino Meneghin e la grande verità sui lunghi: "Preferiscono il volley"

La leggenda di Varese e Milano analizza il grande dramma degli ultimi anni della pallacanestro italiana: l'assenza di lunghi

Scritto da FMB  | 
ANSA

La leggenda di Varese e Milano analizza il grande dramma degli ultimi anni della pallacanestro italiana: l'assenza di lunghi.

Quando si parlata dell'ItalBasket i temi sono sempre gli stessi: gli isterismi sul ct Gianmarco Pozzecco e l'assenza di un vero lungo. La leggenda della pallacanestro italiana Dino Meneghin ha analizzato l'ultimo tema centrando in pieno il punto.

Nell'intervista rilasciata al Corriere dello Sport l'ex Varese e Milano ha dichiarato: “Diciamo che rispetto ad altre nazioni esprimiamo meno ragazzi di altezza e mezzi tecnici notevoli rispetto al passato. Un motivo è che, di fronte a numeri limitati, la pallavolo rispetto ai miei tempi ci porta via alcuni fisici che altrimenti sarebbero stati indirizzati al basket. Quando ero giovane, chi come me aveva altezza e muscoli giocava a pallacanestro. Oggi il volley porta dalla sua tanti prospetti. È il caso di chiedersi perché e trovare rimedi”.

Sull'assenza di lunghi in Nazionale

"Stimo il Poz, è un ottimo allenatore. Però in una competizione come quella di questa estate un centro come Tessitori lo avrei messo in rosa. Le competizioni come Mondiali ed Europei sono particolari, ti propongono avversarie con strutture di diverse. Gianmarco deve aver fatto le sue valutazioni e ha messo sulle spalle di Melli e degli altri lunghi il peso delle battaglie vicino a canestro. Magari con Tessitori avremmo avuto un'arma in più".

Sui lunghi moderni e l'assenza dei fondamentali

"Sì. Vedere dei movimenti sotto canestro di un certo tipo è sempre più raro. Ma è anche cambiata la pallacanestro. La mia generazione, e anche quella di Chiacig, Marconato ed altri, non aveva a che fare con la linea dei tre punti. Questa ha cambiato il modo di giocare. Ne avrà guadagnato lo spettacolo, però ne ha perso la tecnica dei pivot. Così come il passaggio dai 30” secondi di possesso in attacco ai 24" ha stravolto la tattica. Oggi per far arrivare un centro dalla zona di difesa all'attacco il tempo è più breve. Così per molti fermarsi dietro la linea dei 3 punti, senza andare in area a fare a gomitate, magari con il rischio di fasi male, è più facile"


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